Boston 2018: il bilancio finale di Antonietta de Falco

Boston 2018: il bilancio finale di Antonietta de Falco
31 07 2018

Anche quest'anno l'esperienza americana dei piccoli mascalzoni è giunta al termine. Mille i pensieri, le emozioni e le ambizioni che si portano a casa dopo questi otto giorni di full immersion in una mentalità così distante dalla nostra che sembra quasi irraggiungibile, eppure è così a portata di mano...

Questa società così funzionale è basata sul rispetto estremo dell'altro, la cortesia e la gratuità, sull'impegno, la passione e la responsabilità: tutte cose che rendono i sogni che a noi sembrano così lontani nell'immaginario semplicemente raggiungibili, perchè non dipendono da nessun agente esterno ma unicamente da se stessi.

Tutti i PIB (Professionisti Italiani a Boston) incontrati con le loro storie di sacrifici e determinazione raccontateci non fanno che ricordare questo: tutto è possibile! È il sogno americano!

E mentre ascolto queste fantastiche storie di chi ha lasciato casa per studiare come applicare gli studi sulle salamandre e la ricrescita degli arti sull'essere umano, o di chi continua la sua scommessa di brevettare un sistema per far camminare gli anziani, o di chi sta creando nuovi posti di lavoro perchè è riuscito a realizzare il proprio progetto, guardo questi nostri tre ragazzi fortunati e penso a quanta ispirazione potrebbero trarre da questa fantastica ed unica opportunità per realizzarsi come uomini e donne.

Ebbene si, perchè, in questo viaggio l'altra cosa importantissima che si tenta di portare a casa è il grande senso di responsabilità nei confronti degli altri. Chiunque, nel suo piccolo, non esita a farlo. Non si è chiusi nel proprio egoismo ed egocentrismo che orientano al senso di insoddisfazione e inadeguatezza. Ed è anche questo approccio che ti rende parte di un tutto, un pezzo di un puzzle che si incastra bene in un quadro più grande dando senso alla propria esistenza rendendo migliore quella dell'altro.

Regatare sul Charles River o a Charstown è quindi solo un pretesto, ma vi assicuro il più grande pretesto si potesse immaginare per educare questi nostri bambini all'umanità e alla scoperta di se stessi, delle proprie capacità e limiti così da poter spiccare il volo verso mete lontane.

Anche quest'anno rivolgo un infinito grazie a chi ha dato le ali ad Angela, Davide e Sasi, che mi auguro facciano tesoro di tutto quanto vissuto per rendere il loro più grande sogno possibile.